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martedì 17 gennaio 2012

La musica a corte (u.28)

La musica di corte nel rinascimento



Introduzione storica
Tra il '300 e il '400 importanti avvenimenti politici e culturali cambiarono il volto dell'Europa. E' proprio in questo periodo che si afferma infatti la cultura Umanista, che non pone più Dio al centro dell'universo ma l'uomo. Tutto questo fenomeno portò ad una rinascita culturale e sociale della civiltà cittadina che si evidenziò soprattutto tra la fine del '400 e nel '500; questo periodo prende il nome di Rinascimento.
La musica di corte
Nel Rinascimento la musica profana non solo ebbe piena dignità d'arte, ma acquistò un significato spirituale. Ma la musica profana fu soprattutto musica di corte, legata ad una nuova aristocrazia ricca e colta; fu in questo periodo che si sviluppò la figura del mecenate, ovvero colui che si circonda di artisti e li mantiene in cambio della loro presenza e dei loro servigi. Per tutto il Rinascimento le corti italiane furono il centro della vita musicale europea e il punto d'incontro per tutti i musicisti d'Europa,che allietavano con le loro composizioni, tutti i momenti salienti: feste banchetti, ricevimenti ,ecc…..


Gli strumenti musicali nel Rinascimento
Nel Rinascimento si è visto principalmente un notevole sviluppo della musica vocale, ma anche l'evoluzione di certi strumenti utilizzati nel medioevo; è infatti in questo periodo che strumenti sia a corda che a fiato si perfezionano e vanno a formare varie famiglie, nelle quali lo strumento è presente in varie dimensioni e timbri. Nel Rinascimento la scelta degli strumenti necessari all'esecuzione di un brano non era fatta in precedenza ma al momento dell'esecuzione,in base al luogo, al numero dei musicisti e agli strumenti a disposizione. Gli strumenti erano suddivisi in 3 classi: strumenti a fiato, a corda e a tastiera.  


Strumenti a fiato
Bassanello: strumento a fiato con canneggio cilindrico, ad ancia
doppia con 6 fori e una chiave (usato nel '500). 





Bombarda: strumento ligneo a fiato usato principalmente durante il periodo rinascimentale. Ha in genere 7 fori, l'ultimo dei quali è chiuso da una chiave, un corpo sottile e una forma concava.

Cornamusa: è costituito da una sacca di pelle di pecora alla quale una canna corta o un soffietto per l'insufflazione dell'aria e una o più canne sonore, ad ancia semplice o doppia. Uno dei tubi è munito di fori digitali e serve per eseguire la melodia; gli altri fungono da accompagnamento o bordone.

Cornetto: era costituito da un tubo di legno o avorio leggermente ricurvo, ricoperto di pelle o di pergamena, terminami con un'apertura a sezione ottagonale; erano presenti 6 fori e un bocchino separato.

Cromorno: strumento a fiato a forma ricurva, ad ancia incapsulata, con canna cilindrica e 6 o 7 fori.

Dulciana: detta anche dolciana è uno strumento di origine rinascimentale ad ancia doppia, antecedente al moderno fagotto.


Flauto dolce: è costituito in legno con imboccatura a becco. Una caratteristica
dei flauti molto grandi è la presenza di leve terminanti in un tampone di cuoio,
che hanno la funzione di otturare i fori lontani. Questo primo tipo di chiave era
detta 'aperta' per distinguerla da un altro tipo di chiave più recente detta 'chiusa'.



Flauto traverso: era di legno ed aveva una forma cilindrica ed era suddiviso
in quattro taglie che formavano una famiglia.

Racket: era formato da un cilindro di legno o avorio rivestito e forato internamente
da 9 o 10 canali paralleli, comunicanti con il primo canale. Il cannello e una parte
dell'ancia scompaiono all'interno di un pezzo d'avorio che serve come protezione;
10 o 13 fori esterni per le dita erano posti in corrispondenza dei canali interni.

Schryari: lo si può definire come una sorta di rudimentale fagotto.

Sordone: è ricavato da un unico pezzo di legno ed è munito di un foro laterale che gli serve da padiglione.
Trombone: è formato da due tubi rettilinei e paralleli, uniti fra loro alla
base da un altro tubo, quest'ultimo ripiegato e capace di scorrere sui primi
due. La coulisse e i tubi rettilinei formano infatti un tubo unico la cui
lunghezza può variare.


Strumenti a corda
Arpa: durante il Rinascimento, l'arpa, sul continente rimane diatonica, distinguendosi
così dalla piccole arpa gallese, che era cromatica già dal medioevo; nel XVI secolo si
arricchisce di numerose corde.


Cetra: strumento a corde pizzicate, formato da un fondo piatto e un manico allungato con corde metalliche doppie che avevano la caratteristica di essere legate nella parte inferiore non su una barra fissata alla tavola, ma sulla fascia inferiore.

Chitarra: diffusa nel XVI secolo con 4 corde, si arricchisce più tardi di
un'ulteriore corda.

Giga: strumento di origine medioevale a 3 o 4 corde; nel XVI secolo la giga si suddividerà in 4 strumenti di diverso registro: soprano, contralto, tenore e basso.

Lira da braccio: la lira da braccio aveva conservato la cavigliera
diritta dell'antica viella; essa era a forma di cuore ed era forata dai
piroli. La lira da braccio possedeva 5 corde di cui le due più gravi erano poste al di fuori dal manico e fungevano da bordoni.


Liuto: il liuto propriamente detto possiede una cassa a forma di mezza pera prolungatesi in un manico che termina con una cavigliera ad angolo retto. In origine il liuto possedeva 4 corde semplici e accordate per una successione di una quarta, una terza e ancora una quarta.
Verso il 1350 ogni corda verrà raddoppiata per rinforzare la sonorità. Nel 1400 circa
verrà introdotta una quinta corda, semplice; più tardi, nel 1500 verrà effettuata
l'ultima modifica, consistente nell'aggiunta di una sesta corda doppia.

Ribeca: generalmente ha 3 corde ed una forme molto simile al rabab arabo. Veniva suonata con un arco molto corto e a forma di vero arco.

Tromba marina: intorno al 1500 adotterà il pirolo laterale in luogo di quello frontale; nei decenni successivi, esso sarà dotato di un ponticello sempre più asimmetrico in luogo a quello di piedi uguali.

Vihuela: è uno strumento a corde pizzicate simile a una chitarra. Veniva suonato con un plettro, con un arco o anche con le dita. A partire dal XVI secolo verrà dotata di 5 corde doppie e una corda semplice con la stessa accordatura.
Viola (da braccio o da gamba): deriva dalla piccola viella e adotterà degli incavi a
semicerchio che sembra la dividano in due, e la cavigliera piegata all'indietro. La tavola
e il fondo sono leggermente convessi e circondati da filetti intarsiati lungo i fianchi;
la parte superiore della cassa è arrotondata e non a punta e le estremità degli incavi
semicircolari si prolungano a forma di becco. La viella da braccio possedeva 4 corde
mentre quella da braccio ne aveva 6 o 7.

Strumenti a tastiera
Clavicembalo: strumento a tastiera a corde pizzicate, con una cassa armonica a forma di arpa disposta orizzontalmente. Il suono è prodotto da un salterello munito di un becco di penna di corvo o di cuoio indurito che, azionato da un tasto, pizzicale corde tese sopra la cassa armonica.

Clavicordo: è costituito solitamente da una cassa armonica rettangolare, di limitate dimensioni, all'interno della quale sono tese le corde; il suono si ottiene percuotendo le corde con le lamine di ottone azionate dai tasti.

Organo: il suo complesso di canne era racchiuso in una cassa si legno posta sulla stessa tribuna e alle spalle dell'organista. Verso la fine del XV secolo vennero introdotte delle canne chiuse, della canne a forma conica capovolte, ed infine dei registri ad ancia.

Regale: tipo di organo portativi di dimensioni ridotte e formato di soli registri ad ancia. L'immagazzinamento e l'espulsione dell'aria verso le ance avviene per mezzo di due mantici sollevati e abbassati alternativamente da un aiutante che si trova di fronte all'esecutore.

Spinetta: varietà di clavicembalo di dimensioni ridotte, con un solo manuale, e
disponeva di un'unica corda per ogni tasto e, priva di gambe, veniva appoggiata
sopra un mobile.


Virginale: strumento affine alla spinetta e quindi al clavicembalo.
Strutturalmente si differenzia dalla spinetta per la cassa rettangolare, per
la disposizione della tastiera e delle corde, leggermente oblique.

venerdì 11 novembre 2011

Elettrofoni

Elettrofoni


 

La categoria degli elettrofoni raggruppa gli strumenti musicali in cui il suono viene generato per mezzo di una circuitazione elettrica o un dispositivo elettromagnetico.
Questa categoria è stata aggiunta alla classificazione Hornbostel-Sachs del 1914, solo dopo la revisione a cura della Galpin Society Journal, nel 1961.
Uno strumento che fa uso dell'elettricità per amplificare il suo suono, ma non per generarlo, non è classificato fra gli strumenti elettrofoni. Uno di questi è la chitarra elettrica, che nel rispetto dei criteri di valutazione delle categorie originari, si classifica negli strumenti cordofoni.
Il suono prodotto dai primi strumenti elettrofoni era basata sull'amplificazione diretta di una forma d'onda generata da un oscillatore. Questa sintesi di generazione è definita analogica. Sebbene il progresso abbia destinato questa tecnologia ai musei, questi strumenti sono ancora discretamente diffusi, e in alcuni casi persino molto ricercati sul mercato del vintage. Fra questi si può citare il Minimoog.
Sebbene non faccia uso di oscillatori elettronici ma di un sistema di generazione elettromeccanica (tonewheel), tra gli elettrofoni può essere annoverato anche l'organo Hammond, brevettato nel 1954 dall'orologiaio Laurens Hammond.
La filosofia della famiglia di strumenti permette ogni forma di strumento immaginabile, tra cui l'esempio più eclatante è il Theremin, in cui manca ogni contatto fisico con il musicista.
La diffusione dei circuiti integrati nell'industria degli strumenti musicali, ha permesso di incorporare sofisticati dispositivi in grado di riprodurre un suono registrato digitalmente, il campione audio. È questo il momento in cui la sintesi analogica viene soppiantata da quella digitale. I sintetizzatori diventano quindi macchine in grado di riprodurre tutti gli strumenti musicali, e non solo.

Strumenti elettrofoni

Batteria elettronica
Campionatore
Drum machine
Guitar synth
Mellotron
Onde Martenot
Organo elettrico
Pianoforte digitale
Sintetizzatore
Synclavier
Tastiera
Theremin
Trigger
Telharmonium
Singing arc

Idiofoni

Idiofoni

 

 Negli strumenti musicali idiofoni il suono è prodotto con la vibrazione del corpo stesso dello strumento, senza l'utilizzo di corde o membrane e senza che sia una colonna d'aria a essere fatta vibrare.

Questa famiglia è una delle cinque principali nella famosa divisione dei pionieri Erich von Hornbostel e Curt Sachs per la classificazione degli strumenti musicali. Gli idiofoni sono stati ulteriormente suddivisi in quattro sottocategorie: percussione, concussione, scuotimento e raschiamento.

Molti strumenti a percussione che non sono tamburi sono idiofoni e la maggior parte di questi hanno origini occidentali. Questi strumenti sono classificati come idiofoni a percussione e vengono suonati colpendoli direttamente, con le bacchette o con le mani (come il triangolo), o indirettamente a seguito di scuotimento (come maracas o cabasa). Tra gli strumenti detti a concussione figurano i piatti, i legnetti, le nacchere e la frusta. Gli idiofoni sono realizzati in materiali diversi, come il metallo, il legno, l'osso e le materie plastiche. Gli strumenti a suono determinato sono suonati controllando la nota prodotta, e rispettando le regole dell'armonia come per gli altri strumenti con la stessa caratteristica. Gli strumenti a suono indeterminato sono utilizzati invece per la scansione dei ritmi, o con funzione di abbellimento.

Classificazione in base a materiale e altezza sonora

Idiofoni in legno

 A suono indeterminato

    Triccheballacche
    Maracas
    Claves
    Cajon
    Chitarra

A suono determinato

    Marimba
    Xilofono

Idiofoni in osso
A suono indeterminato

    Quijada

Idiofoni in metallo
A suono determinato
Costituito da un unico elemento

    Steel Drum
    Hang

Costituito da più elementi

    Glockenspiel
    Vibrafono

A suono indeterminato

    Campanaccio
    Chimes
    Gong
    Piatti
    Scacciapensieri
    Sistro
    Triangolo

 

Membranofoni

Membranofoni

Gli strumenti musicali della classe dei membranofoni si dividono in due famiglie fondamentali che hanno in comune lo stesso materiale vibrante, una membrana tesa: i mirliton e i tamburi.
I mirliton emettono il suono per mezzo della vibrazione di una membrana tesa che viene sollecitata dalla voce dell'esecutore e entra in vibrazione aggiungendo frequenze di disturbo alle frequenze vocali, con la conseguenza di modificare il timbro dell'esecutore (es. kazoo).
I tamburi emettono il suono per mezzo della vibrazione di una membrana tesa che può essere sollecitata in numerose maniere.
    Tamburo sonaglio: la membrana viene sollecitata da oggetti contenuti all'interno del fusto del tamburo che viene agitato come un sonaglio (Es.indiani d'america).
    Tamburo a frizione rotante: la membrana riceve le vibrazioni da una corda fissata al suo centro e imperniata con un nodo scorsoio ad un bastoncino in modo che il tamburello possa roteare. Se ne produce un cra cra dovuto all'effetto Doppler indotto sull'ascoltatore (Es raganella romagnola e di altre zone del mediterraneo).
    Tamburo percosso: la membrana viene sollecitata con le mani, con mazzuoli, con spazzole di filo di ferro (batteria), con mazzuoli imbottiti (Timpano orchestrale).
    Tamburo a percussione indiretta, tamburo tibetano: la percussione è indotta dalla rotazione su se stesso, alternativamente del tamburo che così riceve la percussione di battenti legati all'esterno che per il brusco cambio di rotazione vanno a collidere sulle membrane.
    Tamburo a frizione: la frizione è ottenuta sfregando le membrane con le mani o con un bastone appoggiato o imperniato al centro della membrana (es. putipù napoletano).
Nel coccodè del galletto romagnolo la frizione è ottenuta tirando con le dita una cordicella legata al centro della membrana; le dita scorrono sulla cordicella evocando il suono del coccodè del galletto.
La forma dei fusti del tamburo può essere molto varia; ecco alcuni esempi: fusto a cornice a cono a cono rovesciato a botte cilindrico a caldaia (Timpani) ecc. Le membrane sollecitate possono essere due (tamburo bipelle); oppure una sola col tamburo chiuso alla estremità opposta o chiuso da un'altra membrana (in ogni caso si dice monopelle).
La membrana è costruita con materiali sintetici o naturali, fra cui la pelle animale, il mylar, ed altri. Per massimizzare la vibrazione della membrana, alcuni strumenti come i tamburi della batteria, utilizzano una membrana cosiddetta risonante, che influenza comunque il timbro in relazione alla sua tensione. In tal caso, la membrana su cui viene generata la vibrazione iniziale viene indicata come battente.
Per enfatizzare il suono molti membranofoni utilizzano un cilindro risonante, il fusto, che raccoglie le vibrazioni della membrana nella zona di contatto con la stessa. Il materiale di cui è costituito il fusto caratterizza il timbro dello strumento, che ha un suono caldo nei casi di fusti di materiale naturale, come il legno, ed un suono più squillante e con più armonici nel caso di fusti in metallo o in materie plastiche.
I tiranti sono utilizzati per intonare lo strumento, nel caso di strumenti a suono determinato, o per ottimizzare la risonanza con il fusto per gli strumenti a suono indeterminato. I tiranti possono essere delle viti di metallo che avvitano in appositi blocchetti ed applicano una forza su un cerchio superiore alla membrana ed esterno al fusto, o tiranti in corda, questi ultimi più diffusi nelle percussioni artigianali.

A suono determinato

Gli strumenti a suono determinato sono quelli con i quali si possono eseguire note ben determinate:

    Kazoo
    Boobam
    Octoban
    Rototom
    Timpani
    Tabla


A suono indeterminato

Gli strumenti a suono indeterminato generano suoni dei quali non è possibile determinare la nota, o se anche fosse prevalente una nota fondamentale, per la natura dello strumento, questa non sarebbe considerata ai fini della esecuzione. Per questo genere di strumenti la partitura distingue ogni strumento secondo un simbolo ed un'altezza di rigo convenzionale. Alcuni strumenti a suono indeterminato:

    Batteria
    Bendir
    Bongo
    Bufù
    Congas
    Gong Bass Drum
    Grancassa
    Rullante
    Tamburo a cornice
    Tamburo
    Timbales
    Tom-Tom
    Putipù
    Cupa cupa

 

I cordofoni

I cordofoni



I cordofoni (comunemente detti 'strumenti a corda') sono strumenti musicali che producono il suono attraverso le vibrazioni prodotte dalle corde di cui sono dotati.

Gli strumenti cordofoni hanno solitamente una cassa armonica con la funzione di amplificare il suono, un manico o tastiera che consente di determinare l'altezza della nota da eseguire, il ponte che consente di tendere le corde sullo strumento e i piroli (bischeri) o le chiavette o le meccaniche (a seconda del tipo di strumento) con cui può essere regolata la tensione delle corde, allo scopo di accordare lo strumento. Per realizzare le corde si utilizza l'acciaio, il bronzo, il nichel, il nylon o il budello, ricavato dall'intestino di bovini o ovini. I primi cordofoni vennero costruiti nella preistoria: veniva tesa una corda fra le estremità di un'asta di legno flessibile, formando una struttura molto simile a quella di un arco, tanto che si pensa che inizialmente venissero utilizzati gli stessi archi da caccia. Soltanto in seguito lo strumento venne dotato di una cassa armonica ottenuta da noci di cocco svuotate, altra frutta dal rivestimento duro, ma anche zucche tagliate a metà o altri oggetti che si prestassero ad amplificare il suono prodotto dal pizzicamento delle corde o dallo sfregamento di queste con un altro arco di dimensioni ridotte, abbozzo del moderno archetto.

A corde strofinate (ad arco)

Gli strumenti cordofoni ad arco sono

    Viella
    Violino
    Viola
    Viola da gamba
    Viola d'amore
    Viola d'amore a chiavi
    Violoncello
    Violoncello barocco
    Violone
    Contrabbasso
    Ottobasso
    Dilruba
    Sarangi
    Ghironda non usa un arco ma una ruota
 

A corde pizzicate


Un'arpa
Una chitarra

Negli strumenti musicali di questo tipo, la generazione del suono è prodotta dalla vibrazione di una corda, innescata pizzicandola con un plettro o con le dita dell'esecutore.

Anche gli strumenti ad arco possono essere suonati pizzicando le corde.

I principali strumenti cordofoni a corde pizzicate sono:

    Arciliuto
    Arpa
    Arpa celtica
    Arpa eolia
    Balalaika
    Banjo
    Basso acustico
    Basso elettrico
    Bouzouki
    Cetra
    Charango
    Chitarra
    Chitarra folk
    Chitarra classica
    Chitarra elettrica
    Chitarrone
    Clavicembalo
    Dombura
    Dulcimer
    Gusli
    Kacapi
    Kora
    Koto
    Lira
    Liuto
    Mandola
    Mandolino
    Moodswinger
    Ronroco
    Sarod
    Salterio
    Shamisen
    Sitar
    Steel guitar
    Tiorba
    Tres
    Ukulele
    Veena
    Vihuela
    Timple


A corde percosse

Sono di solito azionati da tastiera, alcuni martelletti mettono in vibrazione le corde di questi strumenti. In alcuni, è presente un dispositivo che solleva il martelletto dopo la percussione, per liberare la corda e lasciarla vibrare naturalmente. Negli altri strumenti, dove questo dispositivo non è applicato, è il martelletto a determinare l'altezza della nota prodotta, relativamente al punto in cui colpisce la corda. Possono essere considerati in questa categoria anche gli strumenti vengono percossi con le dita.

ecco degli strumenti a corde percosse:

    Cembalo (salterio, cimbalom, dulcimer, santur)
    Clavicordo
    Fortepiano
    Pianoforte
    Chapman Stick

Violoncello

Chitarra

Arpa

martedì 18 ottobre 2011

Il clarinetto

Il Clarinetto

 

Il clarinetto è uno strumento musicale a fiato ad ancia semplice battente, appartenente alla famiglia dei legni. 

Storia

Lo strumento più antico che adotta il principio dell'ancia semplice è il memet egiziano, costituito da una coppia di canne e conosciuto dal 2700 a.C. Esistono vari tipi di strumenti che adottano questo principio tra cui le launeddas sarde, conosciute dal 900 a.C. Sullo stesso principio si basa lo chalumeau, il predecessore del clarinetto, costituito da un tubo cilindrico di canna alla cui parte superiore c'era un'incisione fatta per ricavare l'ancia.
Lo chalumeau fu soggetto ad innovazione attorno al 1690 da parte di Joahnn Christian Denner, un artigiano di Norimberga. Lo strumento di Denner aveva sei fori anteriori e uno posteriore e due chiavi chiuse, una posta sopra i fori anteriori e l'altra su quello posteriore, che chiudevano altri due fori. Successivamente Denner e i suoi figli hanno spostato il foro della chiave posteriore e lo hanno rimpicciolito per poterlo utilizzare sia come chiave del Sib, sia come foro portavoce, aprendo quindi le porte del registro superiore o "registro di clarino".
Il termine clarinetto appare per la prima volta nel 1732 nel "Musicalishes Lexicon" di Johan Gottfried Walther in cui è scritto: "Sentito a distanza, esso suona piuttosto come una tromba". Ciò spiega il nome clarinetto derivato da clarino, termine oggigiorno utilizzato impropriamente, che indica uno strumento appartenente alla famiglia delle trombe. Il clarinetto ebbe un suono penetrante probabilmente fino al principio del 1800; si ritiene così perché i metodi per imparare a suonare il clarinetto pubblicati dal 1850 sottolineano il suono "ora più pieno, dolce e piacevole" dei clarinetti precedenti.
Lo sviluppo del clarinetto continua nel 1740 quando Jacob Denner (figlio di Joahnn Christian) aggiunse al clarinetto una lunga chiave aperta per realizzare il Si3 (prima impossibile), riempiendo questo "buco nell'estensione dello strumento e portandolo all'estensione attuale. Nei decenni successivi diversi artigiani hanno fatto tentativi per migliorare lo strumento, senza ottenere risultati rilevanti. Un passo importante è stato fatto da Ivan Müller, un musicista parigino nato in Russia. Müller costruì un clarinetto dalle caratteristiche rivoluzionarie. Il suo strumento aveva tredici chiavi con un nuovo tipo di cuscinetti e con i fori cigliati. Quello di Müller è stato il primo clarinetto a poter suonare in tutte le tonalità. Nel 1812 fu esaminato dagli specialisti del conservatorio di Parigi e, nonostante le sue notevoli potenzialità, fu rifiutato. Nonostante ciò il clarinetto di Müller ha posto le basi al clarinetto tedesco.
Successive modifiche al clarinetto sono state apportate da Hyacinthe Eléonore Klosé, il produttore del clarinetto "sistema Boehm". Klosé ha basato il suo lavoro su quello fatto da Theobald Boehm che introdusse sul flauto le chiavi ad anello. Klosé adottò gli anelli sul clarinetto, adottò i fori cigliati di Müller e aggiunse nuove chiavi per un totale di diciassette. Questo strumento era facile da gestire e dava la possibilità di suonare in tutte le tonalità. Fu Klosé stesso ad esibirlo per la prima volta a Parigi nel 1839. Oggi è il tipo di clarinetto più diffuso.
Al clarinetto di Müller gli anelli sono stati applicati da Carl Bärmann. Poi Oskar Oehler modificò la posizione delle chiavi adattandole alle caratteristiche delle mani e migliorando quelle acustiche. Questo è il clarinetto attualmente utilizzato in Germania e, con piccole differenze, in Austria.
Il clarinetto è tuttora sottoposto a miglioramenti tecnici. Si cerca di ottenere caratteristiche acustiche sempre migliori e maggiore maneggevolezza da parte degli esecutori. Tra i contemporanei che più di altri si sono cimentati nel migliorare lo strumento sono da ricordare il clarinettista Rosario Mazzeo e lo svizzero Renè Hagmann.

Tipi di clarinetto

Il clarinetto è uno strumento traspositore, vale a dire uno strumento che quando sul pentagramma legge un Do, produce un suono reale che non corrisponde al Do, ma ad un'altra nota (che è la nota in cui è "tagliato" lo strumento). Nella fattispecie, il clarinetto legge un do come si bemolle, per cui trasporta in chiave di tenore (una nota sotto, acusticamente, nove suoni sotto). Esistono quindi diversi tipi di clarinetto, differenti per intonazione (ed ovviamente di grandezze diverse), che leggono tutti nella stessa chiave e con le stesse diteggiature, producendo però note reali diverse, "trasposte" appunto verso il grave o l'acuto. Questi strumenti formano una vera e propria famiglia composta dai seguenti tipi di clarinetto:

  •     Piccolo in La♭ (noto come "sestino");
  •     Piccolo in Mi♭ (o anche "quartino");
  •     Soprano in Do;
  •     Soprano in Si♭ (il più diffuso);
  •     Soprano in La;
  •     Contralto in Fa (noto come corno di bassetto);
  •     Contralto in Mi♭;
  •     Basso in Si♭ (o clarone);
  •     Contralto in Mi♭ (detto anche "contra-alto" o "octocontralto" secondo l'uso anglosassone, per distinguerlo da quello un'ottava più acuto);
  •     Contrabbasso in Si♭.

Genericamente, quando si parla di clarinetto, si sottintende il registro facendo implicito riferimento al clarinetto soprano in Si♭, il più utilizzato. C'è anche il clarinetto turco o clarinetto greco in Sol (soprano), usato molto nella musica turca, araba e greca.
Data la sua vastità, la famiglia dei clarinetti ricopre una grande estensione. Ogni membro della famiglia, inoltre, ha la propria particolare timbrica. Queste caratteristiche consentono di far fronte alle più disparate richieste dei compositori che, nel corso degli anni, sono diventate sempre più audaci.
Ance per clarinetti a confronto
Da sinistra: clarinetto in La bemolle, in Mi bemolle e in Si bemolle
Il clarinetto è uno strumento di estrema versatilità, le cui potenzialità vengono sfruttate sia in orchestra, sia in banda, in diverse formazioni di musica da camera e nelle formazioni di soli clarinetti (i cosiddetti "cori di clarinetti").
Esistono varie composizioni orchestrali, specie di Richard Strauss, che richiedono la presenza del clarinetto piccolo in Mi♭. Tutte le composizioni per orchestra (esclusa quella d'archi) includono i clarinetti soprano in Sib o in La. Altre partiture richiedono la presenza del clarinetto basso come, ad esempio, "Gli Ugonotti" di Giacomo Meyerbeer, l'Aida di Giuseppe Verdi e diverse opere di Richard Wagner. Altre ancora richiedono il clarinetto contrabbasso, un esempio è il "Fervaal" di Vincent d'Indy. I clarinetti trovano ampio spazio nelle composizioni cameristiche e negli studi. In banda è largamente presente il soprano in Si♭, meno presenti sono il piccolo in Mi♭, il contralto in Mi♭, il basso in Si♭ e il contrabbasso in Si♭.
Mentre il clarinetto soprano in LA di uso concertistico ha avuto e ha ancora oggi una grande importanza come solista. Essendo un semitono sotto il clarinetto in Si♭ (E distante un tono e un semitono dalla nota reale La trasportata Do) rende il suo timbro ancora più morbido quasi ad evocare la voce umana. In ambito solista vanno ricordati il concerto K622, che Wolfgang Amadeus Mozart compose per il suo amico e massone Anton Stadler (Inizialmente il concerto era in tonalità di SOL composto per clarinetto di bassetto), il Quintetto K581 "quintetto Stadler" sempre dello stesso Mozart e il Quintetto di Brahms. In ambito orchestrale è molto usato nella musica classica come nelle ouverture delle opere ad esempio l'Idomeneo, Le nozze di Figaro e Il Don Giovanni di Mozart e Il barbiere di Siviglia di Rossini.
Il repertorio clarinettistico spazia dal classico romantico con composizioni di Mozart, Rossini, Weber, Crusell, Brahms, Schumann, Debussy, Cavallini; al moderno con Saint-Saëns, Bernstein, Copland, Poulenc, Lutoslawski.

Anatomia

 

Il clarinetto è diviso in cinque parti, unite ad incastro con guarnizioni in sughero.
Partendo dall'alto, lo strumento inizia con il bocchino, corredato di ancia e legatura. Il bocchino è l'imboccatura atta a produrre le vibrazioni sonore. I materiali più usati oggi per bocchini di buona qualità sono l'ebanite, il cristallo ed il legno.
Segue il barilotto, che fa risuonare le vibrazioni.
La parte centrale è costituita dal corpo superiore e dal corpo inferiore, sebbene oggi alcuni clarinetti li presentino uniti. Su questi due corpi sono presenti ventiquattro fori di dimensioni differenti: sette fori, di cui sei circondati da anelli, vengono chiusi dalle dita, mentre gli altri vengono chiusi dai cuscinetti, azionati dagli anelli oppure dalle diciassette o diciotto chiavi (a seconda del modello). Tramite la chiusura e l'apertura dei fori della parte centrale, viene modificata la lunghezza della colonna d'aria vibrante in modo da ottenere i suoni dell'intonazione desiderata.
Lo strumento termina con la campana, che dà ulteriore risonanza ai suoni.
Poiché provvisto di una cameratura sostanzialmente cilindrica, il clarinetto produce suoni una quinta più gravi di uno strumento di eguale lunghezza ma provvisto di cameratura conica.
 

Materiali

Legno

Il legno tradizionalmente utilizzato per costruire il clarinetto è l'ebano, che conferisce il caratteristico colore nero. Altri legni impiegati sono il grenadilla (oggi il più utilizzato) ed il palissandro dell'Honduras.
Il legno grenadilla, originario del Mozambico (dove si chiama Mpingo), è divenuto quello maggiormente impiegato non in virtù di superiori qualità acustiche, come taluni erroneamente credono, ma grazie alla sua compattezza, ottima lavorabilità e capacità di mantenere le dimensioni in cui viene lavorato. Quest'ultima caratteristica è estremamente importante in quanto variazioni anche minime nelle misure della cameratura interna hanno grande influenza sull'intonazione e la qualità del suono del clarinetto.Ogni tipo di legno conferisce caratteristiche peculiari alla sonorità dello strumento con esso costruito, oltre ad avere differenti caratteristiche di lavorabilità e durata nel tempo.

Ebanite

L'ebanite, nota anche come hard rubber (cioè gomma dura) poiché ottenuta dal processo di vulcanizzazione della gomma, è impiegata nella costruzione di clarinetti anche di livello professionale. Ha un costo molto competitivo rispetto ai legni pregiati, che devono essere selezionati e ben stagionati.
Secondo alcuni., l'ebanite è un materiale superiore al legno, poiché consente di ottenere clarinetti con un suono di alta qualità, con in più il vantaggio di una grande durata nel tempo ed insensibilità alle variazioni di umidità (i clarinetti in ebanite o materiale plastico sono spesso usati nelle bande, o comunque all'aperto, in quanto non temono condizioni atmosferiche che per il legno sarebbero avverse).

Altri materiali

I clarinetti costruiti in metallo e cristallo hanno un suono aggressivo e freddo, che è generalmente meno apprezzato del timbro caldo e pastoso fornito dall'ebano.
I clarinetti costruiti in materiale plastico (ABS) sono invece strumenti da studio.

Suono
Il clarinetto ha un suono alto, acuto e versatile. Il timbro del clarinetto è suadente e grintoso.
Estensione
La maggioranza dei clarinetti ha un'estensione (nella scrittura trasposta per clarinetto) che va dal Mi 2 (per certi modelli Mi 2) fino ad arrivare al Do 6 sovracuto (nel caso del soprano in Si, l'estensione effettiva va da Re 2 a Si 5); alcuni strumentisti arrivano a suonare fino al Re 6 o Mi 6. In ogni caso, dal Sol# 5 (il secondo Sol al di sopra del pentagramma) o La 5, siamo già sulle note considerate eccezionali per tale strumento.
Pertanto, per una più corretta formulazione, si può affermare che l'estensione del clarinetto è di tre ottave più un intervallo di sesta minore o maggiore a seconda del modello.
Registri
L'estensione del clarinetto è suddivisa in tre registri musicali, tale divisione avviene in base alle diteggiature usate per ottenere le note dei vari registri:

registro
altre denominazioni
estensione (trasposta)
suono
grave
registro dello chalumeau
da Mi 2 a Si 3
caldo e pastoso
medio
registro del clarinetto,
registro del clarino
da Si 3 a Do 5
brillante
acuto
registro altissimo
da Do# 5 a Sol 5 ed oltre
potente e squillante

Negli strumenti ad ancia, il passaggio da un registro ad un altro coincide con il fatto di mettere in evidenza armonici successivi tra quelli propri della colonna d'aria di quel particolare strumento.
Il clarinetto, avendo cameratura fondamentalmente cilindrica, permette alla colonna d'aria di risuonare come una "canna chiusa", cioè solo con gli armonici dispari, che sono il primo (fondamentale), il terzo (corrispondente ad un intervallo di dodicesima, un'ottava più una quinta), il quinto, il settimo, ecc. Quindi il cambio dal registro di chalumeau a quello di clarino vede il passaggio da una risonanza fondamentale con canna corta (il Si
3) ad una risonanza di terzo armonico con canna lunga (funzione del portavoce), abbiamo cioè un Si 3 che è la dodicesima della risonanza fondamentale della canna lunga (Si 3 è la dodicesima di Mi 2, la nota più grave). Le note del registro altissimo sono ottenute con diteggiature che mettono in evidenza gli armonici successivi al terzo.
Passaggio critico da chalumeau a clarino
Il passaggio dal registro di chalumeau a quello di clarino (chiamato "middle break" nei paesi di lingua inglese), ovvero dalla nota più acuta del registro grave (Si 3) alla nota più grave del registro medio (Si 3), è un punto particolarmente critico nel clarinetto, sia dal punto di vista esecutivo sia come sonorità.
La sonorità dei due registri è alquanto diversa, come pure la resistenza che l'esecutore avverte da parte del clarinetto nel passaggio da Si
3 a Si 3.
Dal punto di vista della diteggiatura, si passa dalla nota Si
3, che richiede tutti i fori principali aperti, compreso il foro portavoce (che in questo caso serve ad ottenere appunto il Si comportandosi come un foro comune) alla nota Si 3, che richiede tutti i fori chiusi ed il portavoce aperto (che qui svolge la funzione di cambio di registro sopprimendo la risonanza fondamentale della canna e lasciando quelle dal terzo armonico in su).
Un clarinetto ben progettato minimizza questa discontinuità ed i problemi di sonorità specialmente del Sib 3 (dovuti alla doppia funzione del foro portavoce, che costringe a delle soluzioni di compromesso).
Generi
Grazie alle grandi doti espressive e tecniche, il clarinetto è presente in vari generi musicali. Esso è ampiamente presente nella musica classica. Il suo ingresso nell'orchestra sinfonica, tuttavia, è avvenuto relativamente tardi (per merito di Mozart che ne intuì l'originalità del timbro e le potenzialità) poiché raggiunse un adeguato livello tecnico solo nell'ultimo quarto del XVIII secolo. Nell'orchestra sinfonica del secolo successivo, d'altra parte, assume subito un ruolo importantissimo all'interno della sezione dei legni, grazie al suo timbro caldo, molto amato dai romantici. Esso svolge un ruolo di sostegno agli archi e spesso gli vengono affidate parti a solo.

Al clarinetto sono dedicati svariati concerti solistici, tra cui spiccano il Concerto K 622 di Wolfgang Amadeus Mozart (uno dei primissimi del genere), due concerti e un concertino di Carl Maria von Weber. Copiosa è la produzione di musica da camera, che vede il clarinetto in molteplici formazioni: sonate, trii, quartetti, quintetti con clarinetto furono scritti da compositori come Mozart, Weber, Mendelssohn, Schumann, Brahms, Dvorak. Il clarinetto è molto usato nelle bande musicali in cui riveste un ruolo paragonabile per importanza a quello dei violini in orchestra. Nel genere jazz è utilizzato nelle orchestre e come strumento solista e deve la sua fama principalmente al genio di Benny Goodman. Nella musica popolare si distingue per la tecnica brillante, in particolare nel genere del Folklore Romagnolo e ballo liscio. Un compositore capostipite di questo genere da ballo è stato Secondo Casadei, che ha assegnato al clarinetto in Do le parti virtuosistiche principali del liscio romagnolo. È inoltre utilizzato nella musica Klezmer.
Tecniche esecutive particolari
Oltre alla respirazione circolare, utilizzata su strumenti a fiato (ad ancia e non) di tutto il mondo, che permette di ottenere un suono continuo senza interruzioni dovute all'inalazione, menzioniamo la tecnica nota come slap tongue, utilizzata anche sul sassofono, che consiste in un suono secco e percussivo ottenuto facendo "schioccare" la lingua sull'ancia al momento dell'attacco della nota (si può usare come suono percussivo a sè stante o come attacco secco per note usuali).

Note
  1. ^ Ridenour 2002, da p. II-vii a p. II-ix, da p. 7-3 a p. 7-8, p. 10-7
  2. ^ http://www.ridenourclarinetproducts.com/grenadillamyth.htm
  3. ^ il costruttore italiano Patricola utilizza legno grenadilla e rosewood stagionato da 11 a 13 anni http://www.patricola.com/?s=1&lan=it
  4. ^ http://clarinetcorner.wordpress.com/2007/06/10/on-choosing-your-equipment-whom-to-ask/
  5. ^ http://clarinetcorner.wordpress.com/2010/08/20/that-clarinet-mystique-is-a-mistake/
  6. ^ http://clarinetcorner.wordpress.com/2010/07/12/old-buffet-or-new-lyrique/
  7. ^ http://clarinetcorner.wordpress.com/2010/02/02/names-of-clarinets-legends-in-the-making/
  8. ^ http://www.ridenourclarinetproducts.com/grenadillamyth.htm
  9. ^ http://www.youtube.com/watch?v=Xt8GPZXBfi8 esecuzione dello slap tongue (spiegazione in inglese)
  10. ^ http://www.youtube.com/watch?v=iXgDXcsPD7g esecuzione dello slap tongue (spiegazione in spagnolo)
  11. ^ http://www.youtube.com/watch?v=zEe7gSGkpZ0 esecuzione dello slap tongue (spiegazione in francese)
  
Bibliografia



  • Fabrizio Meloni, Il Clarinetto, Coll. "L'Espressione della Musica", pag. 300, illustrato, Varese, Zecchini Editore, 2000 [con presentazione di Riccardo Muti]
  • Jack Brymer, Il clarinetto - Lo strumento, la sua storia e la tecnica esecutiva, 2ª ed., Padova, Muzzio, 1988 - 273 p., ill.
  • Adriano Amore, La Scuola Clarinettistica Italiana: Virtuosi e Didatti, Frasso Telesino, 2006
  • Adriano Amore, Il Clarinetto in Italia nell'Ottocento, Perugia, Accademia Italiana del Clarinetto, 2009
  • Alessandro Licostini, Psico-anatomia del clarinettista, Edizioni BMG Ricordi, 2005
  • (EN) A. H. Benade, Acoustical evolution of wind instruments, appunti del corso di acustica degli strumenti a fiato tenuto da A. H. Benade nel 1977 alla Case Western University, Cleveland, Ohio (USA) https://ccrma.stanford.edu/marl/Benade/documents/Benade-Physics323-1977.pdf
  • (EN) W. Thomas Ridenour, The educator's guide to the clarinet - A complete guide to teaching and learning the clarinet, http://www.ridenourclarinetproducts.com






martedì 11 ottobre 2011

Aerofoni

Aerofoni

Strumenti ad ancia libera

La prima classe comprende gli aerofoni liberi, nei quali l'aria non è contenuta dallo strumento stesso. Questa classe comprende gli strumenti ad ancia libera come l'armonica e l'organo a bocca di origine orientale, ma anche molti strumenti che molti non chiamerebbero aerofoni, come la sirena e la frusta e anche gli aerofoni a vortice come il Rombo o, nella cultura popolare italiana e non solo, la rotula della zampa di suino (o il bottone) che vengono fatti roteare su se stessi.

Strumenti ad ancia libera

In questi strumenti, la vibrazione è provocata da una lamella elastica, di canna (Arundo Donax), bambù, plastica o metallo, fissata ad una estremità sopra un foro rettangolare delle sue stesse dimensioni, nel quale viene spinta l'aria. La lamella si mette in vibrazione, interrompendo periodicamente il flusso d'aria generando così il suono. Ogni ancia può dare una sola nota, che dipende dalle sue dimensioni. Normalmente, l'aria viene soffiata da un mantice. Sono strumenti ad ancia libera con nota determinata:
- l'armonica a bocca
- l'harmonium
- il Bandoneon
- la Fisarmonica
- l'organetto o fisarmonica diatonica
- la Diamonica
- Inoltre gli aerofoni si dividono in ottoni e legni.
Aerofoni risonanti
La seconda classe comprende gli strumenti provvisti di una cavità (tubi o globi, nel caso di tubi abbiamo cilindri, coni e coni rovesciati), cavità nella quale l'aria presente viene fatta vibrare. Questa classe comprende quasi tutti gli strumenti a fiato occidentali, come il flauto, l'oboe o la tromba.
In questi strumenti, la frequenza della vibrazione generata, e quindi la nota prodotta, dipende principalmente dalle dimensioni della cavità (cavità più piccola produce nota più acuta), ma anche dalla presenza di aperture sulle estremità o lungo la cavità, dalla sua forma (cilindrica o conica) e dalla sua sezione. Secondo la legge di Sax, il timbro del suono dipende esclusivamente dalle proporzioni della colonna d'aria. Influenze minori sul timbro si possono avere anche dal metodo con cui viene generato il suono (con un'ancia, singola o doppia, senza ance) e dalle caratteristiche costruttive dello strumento (materiali, dimensioni, conicità, peso). In quasi tutti gli strumenti, senza modificare la cavità, il suonatore può ricavare note diverse, più precisamente le armoniche superiori della nota fondamentale (la più bassa ottenibile), agendo con la pressione del soffio, con la forza delle labbra o con apposite chiavi. Le onde sonore prodotte dal corpo vibrante vengono amplificate dalla cassa armonica formata dallo strumento stesso e dalle cavità presenti nel corpo del suonatore (le vibrazioni infatti non si muovono solo nella direzione del soffio).
Numerosi strumenti di questa classe (ance e flauti, eccetto gli ottoni) sono spesso classificati come legni in quanto il materiale di costruzione era, almeno in passato, il legno.


 
Il Controfagotto      


Il Piccolo/Ottavino



L' Oboe


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